Ma perché Banca Popolare di Vicenza non diventa una banca etica?

Tra i tanti problemi che assillano l’Italia ed il Veneto uno in particolare è sentito come severamente gravoso da parte di molti cittadini: quello, notorio, della crisi di molte importanti banche del territorio. Risparmi, impieghi e attività economiche ne hanno risentito e un po’ tutti i soggetti interessati sono in attesa di una nuova loro operatività che, oltre a ricreare un clima economicamente adeguato e positivo, ridia smalto ai territori e spazio ad una novella Responsabilità Sociale d’Impresa e di Territorio per quel bene comune da molti invocato ma in fondo poco praticato. È, però, una sfida ardua ma ineluttabile che bisogna compiere.

Vorrei, quindi, far conoscere un fatto che ho vissuto personalmente da cui ho preso spunto per una riflessione che, come Veneto Responsabile, abbiamo il dovere di fare.

Il 14 Dicembre 2016, insieme ad alcuni colleghi di Banca Etica ed un membro dello stesso C.d.A., sono stato presente ad una audizione della Commissione Sviluppo del Comune di Vicenza sulla problematica legata alla Banca Popolare di Vicenza.

Il  Comune di Vicenza è socio di Banca Etica e voleva avere notizie aggiornate su di essa e cercare di capire con essa come poter gestire il problematico caso della più importante banca del suo territori, la Banca popolare di Vicenza, appunto.

Come si sa il suo problema è gravissimo e coinvolge uno dei territori più ricchi e produttivi d’Italia e, in questo dissesto, sono coinvolti migliaia di soci e clienti in quanto essa voleva essere un motore assoluto di sviluppo e di ricchezza nel Veneto.

Su tale stato di difficoltà bancaria e su quanto si sta cercando di fare le cronache civili ed  economiche sono piene e chissà come andrà a finire e si troveranno i soldi!

In ogni caso il comune di Vicenza in quell’audizione di Banca Etica voleva esplorare, come sopra detto (e ci sono gli atti della Commissione) indicazioni e soluzioni possibili per il bene della cittadinanza. Pensiero assolutamente encomiabile seppur con difficili possibilità di realizzazione viste le ricette che che erano prospettate (e che ancora si prospettano), assolutamente “canoniche” e senza tanta “fantasia costruttiva”.

«Una strada ci sarebbe – mi sono permesso di dire ai commissari del Comune nel corso della mia relazione – ma non so se si avrà la forza ed il coraggio di metterla in atto!». Ad una loro richiesta di chiarimenti ho proseguito: «Visto che qualche giorno fa, con precisione l’11 Dicembre, il Parlamento Italiano ha votato – all’interno della legge di Bilancio dello Stato per l’anno finanziario 2017 e per il bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019 – l’articolo 51 intitolato: “Finanza etica e sostenibile”, perché non percorrete la strada di far divenire la Banca Popolare di Vicenza una “banca etica”? Potrebbe veramente divenire una vera e reale “banca di territorio con forte spirito sociale”, controllata da tutti, e risolvere con una nuova visione il problema!»

L’interesse, ma anche lo sconcerto a questa mia affermazione, chiaramente provocatoria, destò interesse e so che fu inizialmente accolta: tuttavia, anche se interessante, non mi pare che se ne sia fatto nulla e non credo che questa ipotesi sia proseguita. Ma questo non è sicuramente addebitabile al Comune che ha svolto il suo ruolo di indagine seria.

Eppure sono tante le orecchie chiuse su questa tematica bancaria in vari luoghi d’Italia….

L’entrata in in vigore di questa provvedimento (1 Gennaio 2017) ha, in effetti, ampliato le categorie bancarie inserendo nel Testo Unico n° 395/93 l’art. 11 bis che definisce gli “operatori di finanza etica e sostenibile”.

Si tratta di una buona legge ma che al momento (sebbene manchi ancora il decreto sui vantaggi fiscali) vede una sola banca abilitata: Banca popolare Etica. Ed è un peccato, poiché si potrebbe ricondurre nell’alveo sociale e mutualistico molti attuali Istituti di credito in difficoltà ridando veramente spazio ai territori ed ai soci e rispondendo alle attese dei risparmiatori e dell’economia in genere, con possibili riduzioni dei costi di salvataggio e garanzie per il futuro.

Ma che strano: una volta che il Parlamento emana, con voto di tutti i rappresentanti del popolo, una legge buona e giusta e che potrebbe effettivamente aiutare una “buona economia” ed una “buona finanza”, nessuno pensa ad applicarla! Ma perché? Credo che tutti potrebbero beneficiarne, a cominciare dalla reputazione delle banche e della Politica (quella la P maiuscola) per poi arrivare ai territori, facendo che lo slogan di Banca Etica divenisse una prassi comune: “L’interesse più alto è quello di tutti”.

Ma possiamo veramente pensare che il Parlamento fa leggi chiare e che rimangono lettera morta al contrario di tante, spesso pessime, che sono applicate? Non è per caso che questa non la si voglia utilizzare in quanto, al comma f, si impone un tetto sulle remunerazioni, specie dei dirigenti? Si ha poi paura della “trasparenza” che questa legge (comma “b”), ancora, impone, così come la ridistribuzione degli utili (comma “c” e “d”)? Si diffida del fatto che ogni finanziamento debba essere concesso solo dopo un’istruttoria di merito di credito anche una “etica” (comma “a”), proprio per il bene della comunità e per contribuire ad un’economia “vera” e con forte PIL sociale?

Spero proprio di no e che ad essere una banca “etica” sul territorio nazionale non sia solo, come è attualmente, Banca Popolare Etica, ma tutta una serie di altri soggetti bancari – in crisi e non – che “servano” i loro luoghi e comunità.

Si pensi quanto potrebbe mutare in meglio, così facendo, il quadro economico di riferimento!

Mi auguro, quindi, che i soci di quelle banche in difficoltà, i politici, gli Enti Locali, gli imprenditori e tutte le persone coinvolte del territorio prendano sul serio questo nuovo articolo 111 bis del T.U. e che la mettano in pratica: ne guadagneremo un po’ tutti.

Non sarebbe questa effettivamente una bella pratica di attività di Responsabilità Sociale d’Impresa?

Riccardo Milano

Presidente di Veneto Responsabile